domenica 23 ottobre 2011

Ah là,nona!* aka Sfidare se stessi

*Espressione bergamasca di simpatico rimprovero verso un amico giovane che si sta comportando da vecchio.
 La "o" viene pronunciata molto stretta. In questo specifico contesto, però,ha significato letterale: "Sveglia,nonna"

Allora: nell'ambito delle relazioni personali sono sempre stata alquanto confusa.
Quindi, come sapete, per fare un po' d'ordine in tutto ciò mi sono iscritta ad una scuola di counseling, che prima di tutto insegna ad osservare e comprendere se stessi.
Ad oggi sto ottenendo l'ottimo risultato di cominciare a capire qualcosina-ina.


Fino a pochissimo tempo fa sono stata abbastanza agevolata dalla gentile indulgenza degli appartenenti al sesso forte, cosa che mi ha sempre permesso di agire con uno standard da tre-enne del tipo 
“Vojo, io”, allungare la mano verso l'oggetto del mio interesse, e,cieca e sorda ad una serie di ragionamenti o qualsivoglia reazione da parte dell'altro, prendere.

Non vi immaginate assalti alla baionetta o equivoche mises da combattimento ma, insomma, diciamo che ho sempre abbastanza saputo dove andare a parare - salvo nel caso di coloro che mi piacevano davvero tanto tanto, quando un'insicurezza incredibile mi ha sempre travolta, ma credo succeda un po' a tutti.
Per sincerità, va anche detto che molte volte il risultato finale non è poi stato talmente appagante, vuoi perchè non a tutti piace essere “presi” così; vuoi perchè se anche gli piace caso mai non stiamo parlando del Grande Amore; vuoi perchè, ancora, volevo semplicemente convincermi che la persona in oggetto era assolutamente perfetta per me, anche se sarebbe stato evidente persino ai miei gatti che si trattava invece soltanto di stabilire un possesso.
E così, oltre a quella con il Grande Graticolatore, di cui avete già avuto qualche accenno ,e poco altro, le mie esperienze sono spesso state frutto del “vojo style”: nonostante tutte queste riflessioni - che comunque facevo già un po' zittendole molto - sono sempre andata dritta per la mia strada, sfidando insuccessi,dolori,errori e quant'altro.

Da un po' di tempo invece, grazie alla maggiore consapevolezza che ho di me,alla scuola e a uno stuolo di persone meravigliose che sto incontrando,
riesco persino a razionalizzare che, per tanto che qualcosa,o meglio, qualcuno mi ispiri, forse è venuto il momento di smettere di ragionare per “meglio rimorsi che rimpianti”. 
Non che abbia mai avuto paura di stare da sola,anzi: sono una single piuttosto pervicace, tranne che a volte, pur avendo le idee(abbastanza) chiare su cosa vada cercando, mi autoincasino nella messa in pratica dei buoni propositi.

Utilizzando una metafora, supponiamo che negli ultimi tempi del mio peregrinare io mi sia imbattuta, per usare un esempio modaiolo, nella più 
stre-pi-to-sa giacca di Chanel - mio massimo livello di oggetto del desiderio - che io abbia mai visto nella vita.
Da svenire. Modello,taglio,stoffa,colore. Elegante e insieme pratica, alternativa ma non freak, intrigante ma non aggressiva. Una roba da urlo. Mi piace tantissimo e mi fa scattare un “vojo” irresistibile. Però. Un tantino azzardata. Due taglie in meno. Due?? Acciderba, mi sembrava più grande. E poi, costosa,costosissima. Soprattutto in termini di opportunità ed adeguatezza, nel senso: posso concentrarmi su un modello del genere, anche se probabilmente dovrò trattenere il respiro per indossarla, tenere slacciati i bottoni, “tanto la camicetta in vista sta benissimo,tanto ci metto mille collane”,eccetera? Prudentemente (!) decido di non provarla ancora - anche se, davvero, la sensazione è che, una volta indossata, non la toglierò più.
Decido di tornare a vederla fra qualche tempo; può essere che,come mi è già successo, non la vedrò poi così bella. E invece no. Anzi. Più la guardo più mi rendo conto che stiamo parlando di un modello “hors catégorie”,un upgrade 3.0 fantastico : eddai, mi dico, magari se risparmio se aspetto se provo a rimpicciolire se l'annaffio...

Ad aumentare la mia non troppo nascosta sensazione di difficoltà, tra l'altro, mi è del tutto evidente che questa “giacca”, avendo una sua autoconsapevolezza, occhi e un cervello, guardandosi allo specchio di sicuro vede uno sportivissimo giubbotto di jeans, e dunque, potendo scegliere il proprio acquirente, si potrebbe dare il caso che io non sia il suo genere, preferendo, per esempio,qualcuno di più adatto, senz'altro molto meno affascinante e experienced, ma più scattante, fresco...hai visto mai che quello che voglio io possa non essere sufficiente? D'altronde,non sono mica tanto certa della mia nuova virtù, se dall'altra parte ci fosse una qualche apertura...no,non sarei affatto virtuosa.

Eh già, vedo che devo ancora lavorare parecchio.

E allora? Magari per gli altri tutto questo ragionamento è cosa nota,risaputa e assimilata, anche ovvio e banale; ma per me,che sono tanto indietro, è una grande sensazione di frustrazione e disappunto.
Mi secca tantissimo rinunciare a qualcosa che reputo unico. In questo campo,sono aggressiva e non mi piace perdere: d'altra parte è davvero arrivato il momento di fare la tara tra il piacere di vincere e la realtà nuda e cruda. Rodo abbastanza, ma la pratica dello sfidare me stessa sta anche nel vedere se soprattutto riesco ad accettare il fatto che non posso più permettermi tutto e, di conseguenza, cominciare finalmente a crescere.

Se proprio devo spendere tanto, sarà sicuramente meglio aspettare che arrivi la taglia giusta, se mai arriverà.
E se non sarà quella giacca, vorrà dire che non l'avrò rovinata strappandola - ci stavo quasi andando vicino: certe stoffe,come certi incontri,sono davvero troppo preziose per essere sprecate malamente per sempre.

E' un'autodisciplina che mi richiede umiltà, riconoscimento dei miei limiti, pazienza.
Un decluttering dei desideri e degli impulsi,insomma, che è tanto più utile quanto più mi evita dolorose e imbarazzanti situazioni senza uscita e mi insegna a coltivare sentimenti di sereno realismo.

Non mi piace affatto, ma dicono che si chiami essere adulti.   






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