venerdì 27 maggio 2011

Anch'io Carbon Free

La scorsa domenica sono andata a fare una passeggiata nel parco del Castello di Racconigi.
Adoro quel posto. Mi piace immaginare dame e damine, fantesche, piccoli principini,cani, cavalli e carrozze nel meraviglioso verde del giardino, attorno al Lago Grande, nell'Orangerie in mezzo agli agrumi.
Ma soprattutto amo gli alberi. 
Ho abbracciato un castagno di trecento anni, mi sono ribaltata nel tentativo di guardare un gigante alto come un palazzo di otto piani. 
Ho tampinato un picchio, osservato gli scoiattoli fare su e giù come piccoli lavoratori impegnati.
Gli alberi ci fanno ombra quando fa caldo, ci riparano sotto la pioggia (meglio se non c'è temporale), profumano e puliscono la nostra aria, rallegrano i nostri occhi impolverati. Sono i testimoni delle stagioni, ci rammentano la circolarità della vita. Noi, cordialmente, li abbattiamo, li cementiamo, li seppelliamo di rifiuti, ma loro niente, continuano con la loro presenza gentile e forte a ricordarci che la Natura è la nostra casa.
Quindi, ho pensato che un piccolo gesto come piantare un albero per bilanciare il mio consumo, potesse essere una minuscola ricompensa per tutto ciò che ricevo da loro: pace, vita e saggezza.
Se avete un blog anche voi, piantiamo insieme una foresta! 
E' facile - se ce l'ho fatta io.. - e grazie a quelli di Doveconviene
in collaborazione con Iplantatree potete farlo anche subito. E'bellissimo!!

martedì 24 maggio 2011

Le avventure di una piccola ortolana

Sono andata in un mega vivaio, quelli famosi che sicuramente conoscete, fatti a forma di supermercato carino,ben confezionato, con migliaia di piante, da interno, da esterno, da mezzo esterno eccetera. Poi ci sono seimila vasi di tutte le forme, il cibo figo per gli animali (e neanche una marca biologica), gli animaletti che non vedono l’ora di  essere tenuti in gabbia, tipo uccelli, conigli,ermellini, furetti, pesci e topi. Libri sul fai da te,arredi per giardini da sceicchi, ogni sorta di diserbante e trecentomila tipi di concimi. 
Dato che in sto po’po’ di roba io mi confondo, acchiappo un addetto e,con la mia piantina di lattuga Lollobrigida in mano, gli chiedo dove posso trovare il compost. Quello fa una faccia un po’ così, pur non essendo a Genova, si gratta la testa e mi dice che il compost  loro non ce l’hanno. Magari posso guardare nel corridoio dei concimi, lì ci sono le scatole coi lupini tritati (?!!? Sono troppo ignorante), oppure il cornunghia, o anche il guano del Perù – o era dell’Ecuador?  Ringrazio, e altrettanto spiazzata, vado a vedere se ‘ste robe possono servirmi: ma nella mia piccola testolina, grazie anche al corso di Orto sul Balcone, si era formata l’idea di non avere bisogno di concime, ma di ammendante, cioè di residui biologici che aumentino la capacità nutritiva dei nostri sfigatissimi terricci universali; insomma  sana cacca di cavallo insieme a foglie morte, legnetti marci,  magari qualche lombrico secco, una mistura da Strega Nocciola.
Leggo le indicazioni sulle scatole e in effetti di concimi si tratta; quindi pesco un’altra signorina, alla quale faccio la stessa domanda, aggiungendo che all’Amiat il compost me lo tirano dietro a 1 Euro alla tonnellata, (anziché ai 7,50 Euro del mezzo chilo di chittemmuort, ma una tonnellata per la mia Lollo e quattro aromatiche forse è un po’ troppo. Ah già,ci sono anche due piantine di fragole). Questa ragazza deve essere stata assunta da poco, perché con una trasparenza assoluta mi dice “eh sì, ma sa, gli hobbisti di solito non comprano il compost”, dandomi  involontariamente ragione su una serie di robe che mi stavano frullando per la testa  e commettendo il  Fatal Error di non farmi comprare più nulla. Speriamo che la Direzione non abbia messo delle telecamere in giro, perché altrimenti vedo la  valutazione di questa figliola impennarsi verso  il segno negativo: nessun CapoSettore ti perdonerà mai di avere più o meno autocassato una vendita.

Morale: è mai possibile che una scemenza come il compost sia introvabile nei maggiori negozi di brico e giardinaggio di una grande città? E,per passare
a un livello superiore, è mai possibile che grazie a  un (falsamente) innocuo corso di orticoltura una persona si renda conto, tramite associazione di idee, 
di quanto le sue scelte siano letteralmente canalizzate e obbligate? 
Che una volta di più si palesi quanto le Major si nutrano di ignoranza, a prescindere dall’argomento? 
Lo sapevo già, ho fatto milioni di corsi di comunicazione, mi hanno insegnato a manipolare scientificamente la gente tramite la costruzione delle frasi fatte in un modo anziché in un altro, a portare il cliente a scegliere questo e non quello come se lo si avesse al guinzaglio.
Ma porca paletta, mi viene il nervoso quando una volta di più, anche in settori apparentemente al di fuori da queste logiche,trovo la malafede delle grandi aziende, l’utilizzo delle motivazioni genuine per strumentalizzarle in consumo, l’indottrinamento dei lavoratori addetti, l’infinocchiamento  seriale del consumatore ormai  praticamente lobotomizzato.
Ci vorrebbe un libro per parlare di tutto quello che ne viene fuori: da un po’ di cacca alla Fenomenologia della Grande Distribuzione Organizzata…

mercoledì 18 maggio 2011

21 anni

Hmmm... Vediamo. Seconda metà degli anni Ottanta.
Di sicuro non esistevano cellulari, il pc era ancora una sigla di partito. 
Al governo c'era Bettino Craxi. Usavano le giacche con le spallone, i Duran Duran imperversavano, io ero in pieno periodo gothic (durato molti anni). 
Alla sera andavamo al massimo al pub o in una certa discoteca, una delle poche esistenti in città - non troppo a lungo però; i miei genitori mi permettevano due uscite settimanali con rientro all'una e trenta, orario spillato a prezzo di contestazioni epocali. 
In Cina incominciavano  i primi movimenti studenteschi. Usciva "The Joshua Tree", uno dei dischi - perchè era un vinile a 33 giri- a causa del quale mia madre temeva, drammaticamente, di perdere l'udito, e mi urlava "Abbassaaaaaa". E dire che aveva pochi anni più di me oggi...
Beautiful era all'inizio, non esisteva la tv satellitare. 
Un altro pianeta, insomma. Altra consapevolezza; il mondo era molto più grande senza i voli low cost, senza internet o i social networks; d'estate ci mandavamo le cartoline dai posti dove andavamo in vacanza e il massimo dell'estero era Londra.
Senza dubbio, noi ventunenni di allora avevamo un'altra idea della vita. 
Non eravamo certo così consapevoli e profondi come questo qui, che mi ha lasciata basita e felice di vedere che esistono anche ragazzi come questo -grazie a Minimo di avermelo fatto conoscere.
Ma di sicuro qualche piccola sicurezza in più l'avevamo; sicurezze davvero mal riposte,vista com'è andata a finire, ma che almeno ci facevano pensare che la nostra vita sarebbe stata come quella dei nostri genitori, cioè facile.
Erano bambini quando è finita la Guerra, e con l'incoscienza dei piccoli l'hanno vissuta con la giusta leggerezza.Sono stati il Dopoguerra e il boom economico a formarli: e incredibilmente ancora oggi, il loro punto di vista è ancora quello. Non realizzano veramente che è tutto cambiato, che il Lavoro come lo conoscevano loro non esiste più, la Famiglia è qualcosa di liquido, i Soldi non risolvono tutto (per essere sincera, molti dei miei amici di allora la pensano ancora così - beatamente impregnati di Santo Consumismo).
Quando parlo con mio padre, che pure è una persona colta e sensibile, realizzo che la sua generazione non coglie dati di fatto come quelli per cui, per fare il primo esempio che mi viene in mente, il petrolio è praticamente finito.
Mi rendo conto che per lui lo Sviluppo continuerà per sempre, che non c'è un altro modo di vivere se non quello che lui conosce. 
Questo mi disturba, perchè ho bisogno di praticità,di esperienza; ma quella che ha fatto lui so che non mi servirà, nel futuro. 
Mi manca tanto la mia nonna...ma lei non c'è più dall'anno di Tien AnMen: io avevo già più di 21 anni.

martedì 17 maggio 2011

Profondo Ovest

L'altra settimana ho cominciato un piccolo corso di 15 ore per imparare a coltivare un orto sul balcone.
Messico al mattino presto. Il sole
ancora non è arrivato....
Il mio balcone, che è stretto ma alquanto lungo, si estende ad angolo per circa 15 metri, in due rami che io chiamo rispettivamente “Messico” e “Irlanda”: facile capire perchè, da una parte è esposto a sud ovest e dall'altra a sud est (credo). In Messico ci sono le aromatiche mediterranee:origano, rosmarino, basilico, alloro, peperoncino,una Grossa pianta di lavanda,un Piccolo albero di olivo,un cactus Gigantesco bislungo e allusivo e infine,aperta alle blande correnti cittadine, una clematide che cresce,,cresce, cresce ma, per il momento,non mette fiori.
 In Irlanda, invece, ci sono tante edere, ricadenti e rampicanti,una minipianta di ortensia con minifiore in preparazione, un ciclamino residuo, una melissa gigantesca e felicemente infestante,due pianticelle di fragole dall'aria soddisfatta e una cineraria sopravvissuta all'inverno, che mi sta regalando dei fiorelli piccoli ma teneramente non “forzati”in serra come quando mi venne regalata.
La Melissa,alla stessa ora, in Irlanda
In “Messico”, naturalmente,d'estate fa un caldo porco. In “Irlanda”, d'inverno il pavimento gela. 
Ma nelle stagioni opposte, è una goduria vedere le piante crescere e tutto sommato, grazie spero anche alle mie mille attenzioni, campare di vita non gramissima. In Irlanda, d'estate piazzo un tappetino e una sdraio di quelle di una volta, con la seduta in tela – non sono più riuscita a trovarne con la stoffa a righe, a meno di non spendere spropositi nei mercatini vintage – dove io e i due pelosi ci accomodiamo alla sera. Dalle mie parti, la notte estiva arriva tardi, tardissimo: in giugno, nelle belle giornate, la luce non va definitivamente a nanna fin oltre le 22. Peccato solo che, essendo un balcone di città quasi in centro, il silenzio ci sia solo la domenica o tra le 3,30 e le 5 del mattino. Poi ripartono i mezzi pubblici, la gente inizia ad andare al lavoro, gli automobilisti a strombazzare, e da lì in avanti il delirio regna sovrano.
Per tornare al mio prossimo orto, durante la lezione abbiamo genericamente parlato di permacultura e fatto delle palline di semi (da buttarsi in “campo aperto”: ma dove? In una rotonda? Ai giardinetti tra cani e piccioni? Boh, adesso ci penso), ma dalla prossima settimana, come compito, dobbiamo portare lo schizzo del nostro balcone. Aspetto con trepidazione il momento in cui scoprirò ufficialmente di non potere mettere cassoni di terra da un metro per un metro – lo so che non ci stanno, ma voglio sentirmelo dire da un esperto – e che con questi climi "misti", al massimo posso ambire alle aromatiche, che ho già...Secondo voi, i gatti mangiano la lattuga? 
Se Francine mangia il kiwi, temo che...

martedì 3 maggio 2011

Raptus


Forse ispirata dalla primavera e dalle classiche pulizie, o dagli spunti di minimo, comunque in questi giorni in casa c'è aria di decluttering, di ramazzamento porcherie, di eliminazione-fisica-di-dinosauri-negli-armadi.
E' una di quelle cose che ho sempre fatto con estremo piacere, anche in tempi non sospetti.
Per fortuna, non mi affeziono tantissimo alle cose, o meglio, non proprio a tutte. Quindi, almeno una volta all'anno, l'armadio è vittima di una discreta dieta dimagrante, e soprattutto il cassetto delle magliette estive ,che con scarpe e borse sono un po' la mia malattia.