domenica 12 ottobre 2014

Capra e cavoli

Alcune cose di Torino che mi mancano molto.

La meravigliosa luce autunnale, gli alberi dalle foglie di tutte le sfumature dei colori del fuoco. Una bellissima coperta patchwork  vegetale a scaldare la terra ormai fredda. Una castagna gingia*  in tasca contro il raffreddore, come diceva mia mamma.
* castagna non caldarrostabile dell'ippocastano, re dei viali torinesi. C'è pure il segnale stradale di pericolo di caduta castagne. Giuro.

La nebbiolina in una bella mattina di sole nelle Langhe, mentre si va per vino e ci si concede una trionfale mangiata di funghi.

Una serata  in un pub adeguato - forse neanche esistono piu'  - con una bella pinta di birra irlandese, che sia Guinness o Kilkenny, mentre si chiacchiera ad una tavolata insieme agli  amici di sempre.

Il tempo passato a casa della mia amica Bet a preparare cena mentre sentiamo musica e ci diciamo le cose piu' assurde.

I sardina party organizzati dal mio amico Bobby, ergo 400 persone in 50 metri quadri, ottima musica a palla, e drink di ogni forma e colore (e tasso alcolico a scelta)

I figli delle mie amiche, unici esseri sotto i dieci anni che amo come se li avessi prodotti io, e per cui non sento l'immediato stimolo di cucinarli  come dei graziosi quanto insopportabili arrosticini urlanti.

La dimensione della mia cucina, vero e proprio antro dell"alchimista. Solo li' poteva venirmi voglia di far bollire un chilo di nocciole, ustionarmi le dita pelandole, e preparare un milione di flan.


Piazza Maria Teresa,una delle piu' belle in città

Piazza Carlina (pardon, Carlo Emanuele II),piazza Maria Teresa e piazza Cavour.

Un caffe' con panna al Bodoni, nella piazza omonima. Panna fatta al momento, in coppetta  a parte, cosi' da non raffreddare inutilmente il caffé ristretto e profumatissimo, che va consumato, ça va sans dire, senza aggiungere zucchero.

I giri infiniti alla libreria Feltrinelli di piazza CLN. Guardare ogni copertina, leggere il riassunto, valutare o meno l'acquisto, prendere mentalmente nota di quel titolo che comprerai la prossima volta, che già stai quasi in rosso sul conto e comunque ne hai già presi tre.

Un bagno che possa chiamarsi tale, e,parlando con licenza, un bidet. 
Voi cisalpini non avete idea di quanto le terme romane siano impresse a fuoco nel nostro DNA. 
Per la maggior parte delle persone,qui, il succitato sanitario non è altro che un' inutile bacinella che ruba solo spazio. Il bagno è considerato un angolo triste della casa, utile soprattutto a stipare ogni oggetto possibile immaginabile di non pronto utilizzo. 
Per lo piu' il wc è ancor piu'tristemente sistemato altrove, in uno sgabuzzino senza finestra.
Ma porco cane, io voglio che l'aria fresca entri ad eliminare il ricordo delle tossine radioattive e potenzialmente letali per i recettori nasali che sfratto dal mio corpo. E invece no, devo convivere per un po' con la certezza che anche gli angeli come me mangiano fagioli, perchè l'inutile colonne sèche che dovrebbe portarsi via gli odori è evidentemente ostruita dall'interno dalla polvere e dall'impossibilità fisica di servire ad alcunchè.

Una generalizzata eleganza della città, maggiore pulizia delle strade, gente che non sembra appena scesa dal letto o uscita dalla doccia, negozi e vetrine piu'belle e piu' trendy, pure dei posti che frequent(av)o io, quindi necessariamente non di lusso.

IKEA (occhei, sparatemi)

I mercati non alimentari, leggete Crocetta, Benefica, Palestro, dove trovare abbigliamento e scarpe a poco, anche pochissimo.

Alcune cose che non mi mancano nemmeno un po'.

L'incessante rumore del traffico. Stridor di freni e porte dei pullman sbattute. Ragazzini cretini con marmitta del motorino truccato. Strombazzamento perenne. Traffico da ora di punta alle tre del mattino.

Code ovunque. In posta. In banca. Negli uffici comunali. Dal medico specialista che paghi uno sproposito. Al cinema. Al bar per fare la pipi'.

La neve. Il freddo sei mesi all'anno. Il cielo di colore incerto. La cappa quasi solida di calore estivo . L"odore non proprio di rose dell'aria. I luoghi di villeggiatura in montagna che non se ne puo' piu'.

La gente che non paga il biglietto sui mezzi pubblici. La vecchietta rompiscatole che si lamenta alla posta,in stazione, od ovunque ci sia una fila (cioè in ogni dove, vedi sopra) perchà non è possibile, che con tutti i disoccupati che ci sono, che si stava meglio quando si stava peggio eccetera. L"espressione sempre corrucciata di tutti. L'homo strombazzantus che ti scassa di clacson contemporaneamente alla comparsa del verde al semaforo.

La sensazione di non poter uscire di casa senza essermi almeno truccata, vestita e pettinata da minimo sindacale. Lo so che è un po' in contraddizione con quanto detto sopra, ma qui riesco a essere molto piu' naturale senza sentirmi in colpa. Non sempre, non tutti i giorni, ma se ppo' ffa'.

La necessità di usare sempre la macchina. Meraviglioso, Nizza e' talmente ben servita e i parcheggi costano cosi' cari, che in quasi tre anni  ho fatto con l' auto meno di diecimila chilometri.

La cronica mancanza di lavoro, il conseguente atteggiamento di schiavitù da lavoro per gli  happy few che un'occupazione ce l'hanno, la totale mancanza di diritti, lo stigma sociale sulle donne che lavorano part time - qui praticamente tutte le donne lo fanno, e si chiedono come potrebbero fare il full time tenendo famiglia. Se po', se po'.