mercoledì 30 marzo 2011

Al contadino non far sapere....

Domenica di sole e una bellissima piazzetta di centro città.
Gironzolo tra le bancarelle del Farmer's Market e mentre ci sono, ne approfitto per fare un po' di spesa. Mi piace questa cosa del comprare dai contadini, della filiera corta, del nuovo sviluppo dell'agricoltura.
Non mi importa spendere qualcosa in più, se so che il cibo è in qualche maniera migliore, che non ha fatto tre volte il giro del mondo prima di arrivare nel mio frigo.
Prima tappa: la mia venditrice preferita di formaggio di capra. Purtroppo non ha la ricotta, le sue caprette non hanno abbastanza latte in questo periodo dell'anno, però una bella toma stagionata me la porto via volentieri.
Mi piace questa bella signora decisa, un pochino ruvida, con le mani segnate dal lavoro e un prodotto ottimo.
Poi passo dal panettiere: una bella for ma di pane
ai cinque cereali cotta in forno a legna, sul fondo c'è ancora la traccia saporita della cenere. 
Mi perdo a guardare le piante officinali, le prime clematidi,le viole; due chiacchiere sul tempo col produttore di olio del ponente ligure e un vasetto di pesto.
Manca la verdura: proprio lì c'è il grosso banco di una azienda agricola alle porte della città. Insalata, taccole, pere madernasse, mele ruggine, zucchine...zucchine? Mah,penso, qualcosa deve per forza comprare ai mercati generali, con un banco di 7/8 metri dovrà pure farlo...
Ah sì, le uova. “Sono bio queste uova?” Si picca un po': “Ah guardi, il bio non esiste...dovrei controllare pure l'acqua...” Beh, penso, se devo a mettermi a fare una discussione sul bio di domenica col contadino dell'azienda agricola..Vabbè, e insisto “Voglio dire, le galline sono le vostre? Avete uno spazio per loro?” “Guardi neh, queste mangiano solo pane secco, gli scarti delle nostre verdure, cose così” “Bene, allora me ne dia sei”.
Metto in borsa e me ne vado un po' così, con un punto interrogativo portato dall'affermazione che, se per un contadino che partecipa ad una manifestazione del genere il bio non esiste, stiamo comunque un po' lontani dall'eccellenza.
Ma non importa, è domenica, c'è il sole, gli uccellini fanno cip cip e io ho il mio bel pane profumato.
A casa, sistemo bene i miei acquisti in frigo e in dispensa.
Scarto le uova e controllo il timbro: “3IT......”. Bene. Uova di galline allevate in una gabbia della dimensione di mezzo foglio A4.
L'impulso è di tirarle in testa al gentile e truffaldino signore del mercato. Non ci sto a farmi prendere per i fondelli, soprattutto su un discorso in cui davvero credo e che mi sta a cuore.
Ma il cibo non si spreca: quella povera gallina ci ha letteralmente lasciato le penne per farmi avere queste uova, e soprattutto io devo stare più attenta a non passare più per “bio-sciura”.
E mi dico che mi sta proprio bene, a far la bucolica a prescindere: consapevolezza, prima di tutto, le eco-volpi sono in agguato....

mercoledì 23 marzo 2011

Fermate il mondo (voglio scendere)

Io non so voi, ma in questi giorni mi sento sopraffatta dalla negatività.
Ho passato più di un paio di giorni in uno stato d'animo pesante, impotente,depresso e sfiduciato.

Sono quasi portata a pensare che i Maya ci abbiano davvero visto giusto, e che a forza di insistere tra poco noi Intelligenti Umani riusciremo ad autodistruggerci con le nostre delicate manine.
Il dolore del popolo giapponese mi stronca, il timore e la rabbia per questa guerra praticamente in casa mi lasciano il fiato corto.
Se tutto va bene, noi oggi sopravviveremo ad una nube tossica che si aggira in questo emisfero dopo avere annientato migliaia di persone nell'altro.
Sempre se va tutto bene, un vecchio signore seduto sul suo malloppo, che vive a 90 km dalla nostra isola più meridionale, non ci sparerà qualche bombetta - probabilmente prodotta da noi.


Seriamente, non riesco a capacitarmi dell'ottusità assoluta con la quale redigiamo i nostri piani.
Ma a fronte dei risultati ottenuti, davvero noi bipedi siamo convinti di essere superiori a tutto e a tutti? Davvero pensiamo che la Terra non finisca per liberarsi di noi come il cane che si scrolla le pulci di dosso, come degli ospiti parassiti e indesiderati?
Animali, piante, mare, cielo, affetti, legami, società, famiglia, evoluzione, pensiero,conquiste scientifiche,artistiche: niente ci ferma dal divorare qualsiasi cosa; dal distruggere, alla fine, noi stessi.
L'avete letto quel libro di Michel Faber, “Sotto la pelle”?
Ve lo consiglio caldamente: io l'ho trovato raggelante nella sua visione, cinico come solo un cosiddetto conquistatore può essere, vero e realistico nella sua follia. Se non basta, provate a dare un occhio a “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer.
Da questo momento ho deciso di riavvolgere il nastro e trovare il modo di smettere di ragionare in modo del tutto antropocentrico.
L'Uomo non è il Capo del mondo: è solo una delle tante specie che popola il pianeta. E anche la più scema: nonostante abbia il dono dell'intelligenza e della coscienza di sé, non riesce a vedere a più di pochi centimetri dal suo maledetto portafoglio, anche a costo di lasciarci le penne.
La situazione della nostra Civiltà è talmente seria,che davvero non so da che parte incominciare per cambiare qualcosa, ma a partire da me.
Non so bene cosa farò : l'inizio di questo viaggio saranno i piccoli passi di buona volontà, dal vegetarianesimo come scelta etica al prossimo abbandono della carta di credito (mio malgrado, non posso farlo subito, ho ancora qualche pendenza con MasterCard, la quale è stata ampiamente appagata per “tutto il resto” ).
E poi, soprattutto, c'è il cervello, la decontaminazione, la “rieducazione”dalla pubblicità, dal marketing, dal controllo manipolatorio che crea la stupida necessità di “essere normale”, dove normale significa ingurgitare tutto,senza discriminazione, al solo scopo di trovare false e ingannevoli copertine di Linus.
Strada facendo, mi auguro di trovare compagni di viaggio e qualche risposta....perchè “se niente importa, allora non c'è niente da salvare”.

martedì 15 marzo 2011

Le mille bolle blu

Pasticciare in cucina è una delle mie passioni. Adoro stare ai fornelli, accarezzare la farina, sbatacchiare le uova, sperimentare, bollire,
tagliuzzare e spremere.
Mi sento molto Ratatouille mentre zampetta tra una pentola,
una spezia e un cucchiaio e anzi, sto cercando una locandina del film
da incorniciare in cucina e nominare definitivamente il topo mio nume tutelare.
Non sarò bravissima, ma la passione colma le lacune tecniche....:-)

Comunque, è ufficiale: le mie ultime due ricette riuscite non sono esattamente da mangiare, anche se in realtà si potrebbe benissimo farlo.
Sto parlando della polvere dentifricia e del detergente per lavastoviglie.
Determinata nella mia azione di alchimista,sono partita dall'acquisto dell'argilla bianca, ingrediente fondamentale del dentifricio, che dopo affannosissima ricerca si è finalmente materializzata presso un farmacista
– al quale, peraltro, ho dovuto ordinarla.


E' incredibile quanto siano complicate da trovare le cose più semplici: argilla verde, fanghi e fanghetti da tutto il mondo ce l'hanno tutti, ma dell'argilla bianca nessuna traccia (mi è capitato spesso con gli abiti: l'acquisto di una stupida maglia bianca o una banale gonna marrone è stato come partire alla ricerca del Graal).
Una volta recuperata questa, ho scrupolosamente seguito la (semplicissima) ricetta che potete trovare qui ;a parte la mitica argilla, la cosa più importante da avere è un mixer, per potere ridurre in polvere il simpatico e commestibile miscuglio.
Il risultato è fan-ta-sti-co: il sapore è gradevolmente salino, la bocca rimane perfettamente pulita, profumata e disinfettata, con buona pace dei dentifrici industriali e anche,devo dirlo,di quelli bio.

Per non parlare del detersivo per lavastoviglie! Per quest'ultimo, mi riservo di dirvi più avanti più che altro per verificare che non crei ingorghi nel filtro:
però i primi test sono andati benissimo e tutto grazie a

3 limoni,400 ml di acqua, 200g di sale,100ml di aceto bianco

Tagliate i limoni in 4-5 pezzi togliendo solo i semi e mantenendo la buccia (è più facile se tagliate il limone a rondelle e poi a cubetti). Frullarli con un mixer insieme ad un po' di acqua e al sale. Per evitare intasamenti del filtro lavastoviglie, frullate a lungo e molto finemente la poltiglia. Mettete la poltiglia in una pentola, aggiungete tutta l'acqua e l'aceto e fate bollire per circa 10 minuti mescolando, affinché non si attacchi.
Quando si è addensato e raffreddato mettete in vasetti di vetro (io ho usato una bottiglia) 
Se alla lunga funziona, il gesto dell'ombrello alla GDO è richiesto, ai detersivi bio rimandato - mi sembra ingeneroso, visto che questi ultimi, per quello che mi riguarda, hanno fatto la loro parte in maniera del tutto soddisfacente.Prossimo tentativo, detersivo per lavatrice...se durante la lavorazione non esplodo, si capisce.

martedì 8 marzo 2011

Provare per credere

Ci sono,a mio parere, (almeno) due modi paralleli ma non coincidenti, di decrittare il mondo e la cultura in cui viviamo.
Uno è quello da cui sto incominciando a prendere realmente le distanze, ed è quello di cui sono imbevuta e che ho preso per unico per almeno 25 anni (togliendo gli anni delle elementari e delle medie, arrivando fino a circa 3 anni fa); l'altro è quello totalmente nuovo che sto sperimentando ora, della decrescita, del decluttering, dell'attenzione all'ambiente, di tutta un'infinita serie di aspetti importanti, spesso minimi e quotidiani,che sto imparando giorno per giorno a conoscere e a maneggiare.
Una mia amica, che è stata anche mia collega per molti anni ai tempi della vendita, mi dice di guardare un video dal programma “Le Iene”
 che si riferisce alla vicenda di un importante catena di mobilifici, oggi chiusi, nella quale abbiamo lavorato insieme a lungo.
Non conosco le persone che sono sono state intervistate, certo riconosco invece le dinamiche, le prassi, gli obbiettivi. I grandi capi,al contrario,li conosco sì: riguardando a distanza quella situazione do' una data di nascita alla profonda voglia di cambiamento che oggi riconosco come tale.
Quella lunga esperienza di lavoro, nonostante non sia stata l'ultima, e nemmeno la più pesante o la più amorale, ha avuto il pregio di mettere in evidenza la mia condizione di “schiava”: remare a ciclo forzato per una barca non mia con anni e anni di domeniche lavorative obbligatorie, ansia da prestazione, stipendio non adeguato...
Io ho lasciato quel posto di lavoro già diversi anni fa,molto prima dello sfascio finale, proprio perchè le caratteristiche del decadimento sia finanziario sia di rapporto umano erano già evidenti:le bugie a 180 gradi,la totale mancanza
di chiarezza e del rispetto delle esigenze dei dipendenti e clienti non potevano che portare a quell'unico finale che, però, ha avuto il tragico esito di lasciare a casa, cornute e mazziate, centinaia di persone spesso con famiglia.
Paradossalmente,secondo me, quello non è neanche stato il peggio: la cosa più orrenda è stata mettere delle persone normalissime e mediamente oneste,che chiedevano solo di lavorare, nelle condizioni di fare un gioco così sporco che mai avrebbero immaginato, di diventare dei mostri, dei collusi, dei disperati da “mors tua vita mea” nei confronti di altre persone altrettanto normali ed oneste che hanno avuto la sventura di rivolgersi proprio a quell'azienda lì.
I due grandi capi vivono nella mia città: conoscevo i figli, le fidanzate; so come vivevano, dove e come andavano in vacanza, quali erano le loro auto.
Davvero per la barca, la villa, la Versilia, la Mercedes valeva la pena sfruttare la buona fede dei loro dipendenti, in alcuni casi disprezzarli insultandoli pesantemente (ma per qualcuno di loro è sempre stata un'abitudine, anche in tempi meno sospetti),offendere la loro intelligenza, rovinare la vita dei loro stessi figli che mettevano le firme sui documenti importanti, giocare con le vite e i soldi delle persone?
La risposta è senza dubbio stata sì, altrimenti non avrebbero mai agito come hanno fatto; io molto più modestamente, ad un certo punto mi sono chiesta se valeva la pena non potermi permettere nessuna relazione personale, mai un weekend, mai le vacanze con gli amici, mai una scampagnata domenicale in cambio di uno stipendio, tra l'altro nemmeno strepitoso.
E' proprio da lì che è partito il vermicello del dubbio circa un paio di assunti che davo per scontati: il lavoro dipendente, la “sicurezza”, sì, ma a che prezzo? Il Primo mondo,il nostro modo di vivere, la nostra cultura, davvero si riduce solo a questo? E' questo "l'essere uomini'" che vogliamo trasmettere alle generazioni più giovani? Se è così,davvero preferisco essere un animale.

In questo momento sono in viaggio: altre scelte successive forse non sono state e non saranno azzeccate né felici; di sicuro ci vorrà ancora un po' prima di trovare la forma giusta per me, ma, almeno, la dimensione di ricerca l'ho trovata: al mattino mi guardo allo specchio e, anche se a volte tutto mi sembra molto difficile, almeno mi piace la faccia che vedo.

martedì 1 marzo 2011

Tempi Moderni

E' con un certo senso di claustrofobia che vi racconto della Cosa che stanno costruendo a fianco della tangenziale Nord (credo).
Per andare all'Ikea, che è l'unico centro commerciale che sopporto, anzi mi rilassa, devo fare una strada che negli ultimi vent'anni è diventata, da agile strada provinciale e scorciatoia, sempre più urbanizzata, cementificata, trafficata eccetera.
All'orizzonte, nonostante la scomparsa dei campi e della stupenda cascina che ora purtroppo è un rudere, c'era sempre la maestà del Monte Rosa ad attenderci, elevando un minimo questa ormai nauseabonda - in senso letterale - parte di città. Qui infatti, sorgono un tre quattro discariche: due sono ormai sature, e per i più giovani si tratta di innocue collinette, ma noi che siamo un pochino più vecchi sappiamo che sono lì; le altre due vomitano nel quartiere dove abito (circa 15/20 km di distanza) una puzza mostruosa alternativamente di stalla oppure di monnezza - pare che dipenda dalle correnti, dagli sfiati, da un po' di motivi più o meno comprensibili.
Però l'imponenza del Monte Rosa, con le sue nevi, i suoi colori, la sua forza, rasserenava un poco noi cittadini pedemontani, grazie al meraviglioso colpo d'occhio che ci ha sempre regalato.
Devo usare l'imperfetto, perchè proprio nel punto dove si vedrebbe meglio,
che è quello dove io e Clarabella (la mia fida macchinetta) ci immettiamo nell'ulteriore delirio del traffico ,è quasi pronta la Centrale per il Teleriscaldamento che, si spera, dovrebbe almeno in gran parte liberare la città dallo schifo delle polveri sottili create perlopiù proprio dalle caldaie che alimentano i termosifoni.
Questa centrale è come un palazzo di quindici piani. Una nave da crociera. Un intrico di tubi, tuboni e tubazzi di acciaio proprio a pochi metri dal ciglio della tangenziale. Incombe. Soffoca. Soprattutto,nasconde il Monte Rosa.
Senz'altro sarà utile, ma che dico,utilissima, ma a me parte una botta di claustrofobia che non vi dico.
Mi sento Charlot negli ingranaggi dei Tempi Moderni.
Il mio condominio funziona già a teleriscaldamento:per ora paghiamo più di prima,ma dicono che con la capillarizzazione della rete sarà tutto un fiorir di fiori.
Se sopravviveremo ai cantieri, buchi, buchetti, asfaltature, ri-bucature,
martelli pneumatici e via col valzer che stiamo già subendo da circa quattro/cinque anni.
E intanto non si vede più il Monte Rosa.