venerdì 4 febbraio 2011

Buco nero

Piazza della Repubblica, esterno notte. La piazza è deserta. Un freddo giovedì sera d'inverno,non presto,non tardi.
Esco dalla casa della mia amica dopo una serata di babysitting al piccolissimo, dolce,tenero e rotondo Gugo. Sono ancora piena di quella tenerezza,dei profumi di latte e borotalco, di una serata tranquilla passata a vegliare sul sonno profondo e intensamente concentrato di un bambino di sei mesi.
Un'auto ferma in mezzo alla strada, alcune persone ferme nel freddo, un signore in maniche corte che sembra correre un assurdo footing notturno.
E lì,davanti alla macchina, una piccola macchia scura, forse un mucchio di stracci, un gomitolone di lana.
Mi avvicino, e la realtà percepita ma non ancora processata dalla razionalità mi fa mettere a fuoco una pozza di liquido scuro, denso come olio, scintillante come acqua.
Ancora non capisco,ed è il gesto immensamente tenero del signore in maniche corte che mi strizza il cuore e mi butta fuori dalla carrozzina calda del Gugo.
Nella luce del lampione, in braccio al falso corridore notturno,inerte,immobile, sta un piccolo yorkshire peloso, completamente abbandonato nell'immobilità, totalmente fiducioso in quell'abbraccio che molto probabilmente non lo scalda più.
Il suo giovane padrone,i pugni alla testa, cammina a lato del gentile signore che porta quel fagottino, incapace di avvicinarsi o di togliere le mani dalla faccia. La padroncina urla senza voce più in là.
Ok, è "solo" un cane. Ma in quei due minuti in cui percorro la distanza tra il portone di casa e la mia auto, nel tempo di un'occhiata mentre apro la portiera, sento tutta l'immobilità, lo strazio e l'indredulità di una piccola vita finita in un lampo, di un'amicizia spezzata, di un inaspettato momento fatale cominciato poco fa mettendo il guinzaglio per andare a fare la pipì.
Un piccolo straccetto inerte in mezzo alla strada: ecco cos'è veramente la morte.
Corro a casa dai miei mici.

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