mercoledì 24 agosto 2011

Frattura spaziotemporale

Happiness is real only when shared
La felicità è reale solo quand'è condivisa
 Chris McCandless


Beh, spero di non avervi fatto intuire esperimenti strani di “allargamento di coscienza “ tramite robe psicotrope...Niente del genere, però ho vissuto un'esperienza profonda dentro me stessa grazie all'azione del tutto inconsapevole delle meravigliose persone che ho incontrato.


Alcuni giorni dopo il mio arrivo, il gruppo inizia ad aumentare con l'aggiungersi di sei lumbard provenienti da Milano, Varese e Bergamo e due piemontesi: comprendendo anche me,siamo insomma un gruppo di “polentoni”con 
l' immenso bisogno di rigenerarci al sole caldo della Toscana e alla vita semplice!
Persone specialissime, che tra l'altro, sovvertono il mio piccolo pregiudizio verso i lombardi come persone aride e dedite solo a fare soldi. Questi non solo non sono aridi, ma qualcuno di loro addirittura permette alla magia delle Macchie di compiere, nei miei confronti, il piccolo miracolo del sovvertirsi delle leggi del mio tempo privato....

Va detto che qui, già di per sé, il tempo è abbastanza relativo: non tanto per il frusto concetto vacanziero per cui non si ha bisogno dell'orologio, ma per il fatto che qui è il sole che detta i tempi: al mattino lavori, studi, esplori fino a quando qualcuno non annuncia che il pranzo è pronto – e nel frattempo si son fatte quasi le tre – poi fa troppo caldo per fare qualsiasi cosa, e quindi tutti ci si lascia prendere da una certa rilassatezza, per non dire sonno, e poi ancora si lavora fino a quando non tramonta il sole, diciamo verso le otto e mezza. 
Dopodichè, cena conviviale, scherzi,risate, fuoco, ricerca di stelle cadenti.

Per tornare a me, la condivisione con persone più giovani mi fa fare uno scatto all'indietro nel tempo. Anche complice una sfacciata rassomiglianza sia fisica sia caratteriale di uno di loro con una strana sintesi dei due soli uomini con cui sia più o meno riuscita a condividere stanzialmente la mia vita - con risultati non proprio felicissimi, visto il risultato attuale - la faccenda mi riporta ad un tempo della mia esistenza davvero felice,sereno, giocoso e pieno,quando la mia anima era molto più bambina e non era ancora soffocata da una massa di responsabilità vere o presunte.
Così, del tutto inaspettato, mi si presenta uno scoglio psicologico non facilissimo da affrontare, che mi fa riflettere profondamente su quanto abbia perduto della mia anima originaria, di quanto abbia sofferto quando quel lungo momento di felicità si è interrotto con una rottura soffertissima, lasciandomi come una stella marina in secca e, di come, da lì in avanti, con l'abbandono dell'innocenza e l'entrata nel peggior mondo degli adulti, sia stato tutto un procedere alla cieca tra diffidenze,ritrosie, scelte sbagliate and so on e che mi ha lasciata con dei grossi lividi – per non dire cicatrici- che non immaginavo non essere lì ancora adesso.

La mia riflessione è : quanto potente può essere il bisogno di lasciarsi alle spalle dei grandi dolori per consentire a se stessi di rendersi duri come un sasso, farsi sopraffare dall'omologazione e appiattirsi su una vita fatta solo di lavoro pur di crearsi una solidità e una cosiddetta indipendenza? Serve indulgere alle proprie caratterialità un po' selvatiche escludendo per anni, forse scientemente se pur inconsapevolmente, quasi del tutto ogni contatto davvero profondo con gli altri, soprattutto con l'altro sesso, pur di non stare (più) male e privilegiando rapporti tanto facili e inconsistenti quanto assurdi? 

Improvvisamente mi è caduta addosso tutta la mia solitudine di donna single, di figlia unica, senza legami familiari a parte i più stretti,senza figli, e la tremenda sensazione di aver perso un mucchio di tempo.
E ancora, ad un altro livello: come me la sbrigo se oggi mi rendo conto di avere un'anima da venticinquenne in un corpo più vecchio, e di non potere più, mio malgrado, fare certe cose in certe situazioni con certe persone - tipo andare a ballare, flirtare allegramente, bere più di una birra - perchè mi sento inadeguata e non voglio passare per una “vecchia” patetica? Quesiti epocali.

Con un bel po' di sofferenza, ma questa volta creativa,ecco la mia “visione sciamanica”: grazie alla vita scarna ed essenziale alle Macchie ho capito è che non si può perdere tempo dietro a robe inutili come la “sicurezza”, la “tranquillità”, la “normalità”, il “si fa così”. Tutte cose che costringono l'anima a forza dentro a un'armatura di tre taglie più piccola, creando soltanto dell'altro dolore.

Qui scatta l'esternazione ufficiale della mia gratitudine nei confronti di Luca,Paola e Alberto che mi hanno accolta come una coetanea (grazie!!! mille volte grazie!!!!): le persone che ci colpiscono così fortemente, sia pure sulla base di un vissuto del tutto personale, devono per forza essere davvero speciali, a prescindere dal grado di conoscenza al quale si è potuto arrivare. ….
Magari in realtà ho avuto a che fare con dei Geni del Male perfettamente dissimulati, ma è impossibile negare il loro grande spessore, in ogni caso. 
Resta la voglia di non perdere quella conoscenza e di stringere,se possibile, un pochino di più i legami...

Comunque, a parte questo sfogo di cui mi scuso un po', ma non troppo ( il blog è mio e me lo gestisco io!!! :-)) si sono fatte altre esperienze particolari come il Drum Circle, di nuovo una situazione un po' ipnotica che consiste nel suonare strumenti a percussione di vario genere, dallo djembè al triccheballacche, insieme ad altre persone che per lo più non si sono mai viste prima; grazie
alla capacità degli animatori e soprattutto di Harshil, si suona tutti anche se non si è mai toccato un tamburo prima. A qualcuno riesce bene, ad altri meno, ma è comunque divertente condividere le sensazioni primitive che escono fuori.

Bene,mi sa che forse ho esagerato un pochino, e quindi, per rimediare, vi prometto di essere un po' meno intimista ed egocentrica nel prossimo post e di parlarvi dell'esperienza di autoproduzione e del cambiamento dello stile di vita, dove il vivere stesso è il proprio mestiere.




5 commenti:

  1. Intanto lascia stare il discorso età !lascia stare davvero! perchè, non si può andare a ballare, bere varie birre e magari flirtare anche con un ragazzino a ...anta anni?!Mia mamma alcune di queste cose la fa a 61 anni e onestamente,nonostante abbiamo un rapporto conflittuale,non mi sembra squallida,la ritengo anzi una persona LIBERA da certi pregiudizi (che poi sono gli altri ad avere).Questi ipotetici altri per caso ti pagano il mutuo, l'affitto, ti fanno la spesa? No immagino.Ecco.Invece, la riflessione sulle ns cicatrici e quanto il passato ci faccia a volte accartocciare su noi stessi.....sapessi, ne ho esperienza anche io....Ti dirò che secondo me la paura di provare di nuovo il dolore passato ci fa proprio cambiare,ci snatura anche se , prima o poi torniamo a galla o un po 'alla volta oppure così di colpo !Bello

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  2. ...mi è stata data un'educazione un po' rigida e non ti dico quante paranoie mi faccio, magari anche a sproposito. Però spesso ci soffro veramente e quindi forse dovrei davvero incominciare a smantellare certi punti di vista...:-)

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  3. Concordo al 100% con Patty sul fatto di non farsi paranoie sull'eta'!!! Non ha nessun senso. Tu fai quello che ti senti di fare e se ti trovi a farlo con persone di 10 (o piu') anni piu' giovani che importanza ha? Sii libera di essere chi sei davvero.

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  4. ...ma allora sono davvero un po' assurda...grazie davvero per l'incoraggiamento!!! :-))))

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  5. Non so se si fa così ma ci provo…
    Ciao Elena
    Sono, Franco, il babbo di Paola (Luca e Alberto).
    Sto leggendo il tuo blog e di riga in riga l’ho letto tutto quasi di filato: scrivi proprio bene, brava!
    Rileggendoti ho rivissuto quei fantastici giorni che mi hanno lasciato un segno che resterà per sempre dentro me nell’angolino dei ricordi più belli e senza accorgermi mi ritrovo a sorridere.
    Immagini e sonoro: il sole, la natura, la Luna…, il fuoco, Parsival, i topolini, le vespe, le more, i rovi che mi hanno disegnato le gambe come quando avevo 15 anni, le risate di Primiana, le nostre risate, il
    richiamo dell’Ingegnere… che eccheggiava nel bidone. Incredibile e magnifico!
    Un abbraccio, Franco.

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