domenica 21 agosto 2011

Esperienza sciamanica

Eccomi rientrata dalla vacanza più particolare che abbia mai fatto.
Questo resoconto dell'esperienza da wwoofer rischia di diventare un reportage di lunghezza ben superiore alla capacità di un post. Ho pensato quindi di creare una serie di cosiddetti spin off, per mezzo dei quali provare a raccontarvi alcuni degli aspetti principali di questa esperienza davvero curiosa.

Primo impatto

Da subito, il viaggio inizia sotto l'egida degli incontri. Come vi avevo detto, quest'estate ho viaggiato sempre in treno, per limitare il mio impatto sull'ambiente, ma anche dell'ambiente su di me, nel senso che ero arrivata 
al punto di vedere le auto come dei cagnacci inferociti lanciati al mio inseguimento. 
Quindi, sul treno ho subito incontrato persone simpatiche,accoglienti e ciarliere: la ragazza in fuga da un anno di lavoro al di sotto della sua laurea importante, la mamma creativa con figlio adolescente letterato e artista, il grande vecchio osservatore e lapidario. All'arrivo, baci e abbracci come quando ti accomiati da vecchi amici (durata del viaggio: 4 ore).

Sicuramente,ad oggi non posso dirvi com'è fare il wwoofer in senso classico. La mia esperienza è diversa, nel senso che alle Macchie non esistono orari, compiti assegnati, risultati da ottenere. Ognuno si mette a disposizione, e ognuno decide qual è il suo compito. Che si tratti di pelare montagne di verdure fresche dall'orto, o spianare col trattore un mucchio consistente di detriti dall'aia, anche se non si sa fare, ci si fa.
Il primissimo incontro che faccio sono due tartarughe di terra (!) innamorate, che non intendono lasciare strada al pick-up. Devo scendere e spostarle di peso. E che peso! Resto affascinata dalla loro natura terrestre a tutti gli effetti: animali che ho visto solo in un terrario, che devo toccare e afferrare. Sono pesanti, e il loro baricentro pretende il contatto con la terra.

L'Azienda Agricola delle Macchie è un posto meraviglioso, sulle colline tra Livorno e Pisa, a qualche chilometro dal mare, che si mostra dalla terrazza della casa di pietra remoto e indecifrabile. Cento ettari di uliveto e macchia mediterranea, con orti a permacultura, animali domestici e selvatici, molti viandanti di passaggio, qualche nuovo abitante stanziale.
Libertà, natura, e nient'altro. Primiana è la capobranco della situazione: sicuramente un gran personaggio, molto coraggiosa, indipendente, forte e determinata. Uso volutamente la definizione capobranco, perchè è questo quello che si trova qui: un insieme di persone regolate da leggi spontanee e votate alla più totale naturalità, leggi non appartenenti ai condizionamenti del mondo dal quale tutti si proviene. C'è questa sorta di ritorno al primitivo, all'innocenza.

Alle Macchie non c'è nulla delle cose a cui siamo abituati. Niente telefono, tv, radio,giornali. Due chilometri di strada sterrata impossibile richiedono o molta pazienza e cautela al guidatore (la mia Seicento ci avrebbe lasciato le balestre), o gambe in spalla. Niente mezzi pubblici. Nessun allacciamento alla rete idrica: l'acqua arriva da una sorgente generosa – che, per dura esperienza dei suoi abitanti, qualche volta può fare le bizze – che nutre i rubinetti e le pompe per bagnare gli orti. L'elettricità arriva grazie al sole e ai pannelli fotovoltaici. I galli, le galline e i pulcini sgambettano liberi sotto gli occhi tranquilli del cagnone Parsival e nella più totale indifferenza di Milù e Macchiolina, le micie di casa. I cavalli vivono all'aperto, con la sola protezione di una confortevole tettoia, in compagnia di Luna, l'asina giocosamente molesta. All'alba, qualche volta li si sente correre in mezzo agli ulivi. Fanno poco rumore, non sono ferrati.

Parsival di giorno ronfa all'ombra - il caldo è soffocante, solo mitigato dal venticello gentile e continuo – ma di notte la sua presenza è concreta e rassicura gli abitanti della casa, bipedi, quadrupedi, pennuti e pelosi.
Tutte le porte sono aperte, anche di notte: strana sensazione, quella di andare a letto e lasciarsi il corpo completamente indifeso alle spalle, dopo anni di porte blindate e allarmi inseriti, quando hai l'irrazionale certezza che, nel caso, sarà la Natura stessa a difenderti.

Silvia e Jose, i due nuovi abitanti stanziali delle Macchie, per il momento vivono in tenda e si godono l'esperienza del contatto totale con la natura, almeno finchè il tempo consentirà. Silvia è di Roma, e per lei si tratta di un cambiamento epocale. Jose , nonostante il suo aspetto da Gesù Cristo classico, biondo e con gli occhi azzurri, è sardo- per inciso,anche l'aspetto di Gesù probabilmente è stato un briciolino forzato : mai visto un palestinese così, ma qui divago – e da sardo, parla poco, ma quando lo fa di solito lo fa a proposito: "Jose docet".

Come ho detto, la natura è stupenda alle Macchie, ma non è questo il suo piatto forte: sono le persone. Nei prossimi post vi racconterò perchè per me questa è stata un'esperienza sciamanica: il senso dello spazio/tempo si è completamente sovvertito, grazie alle persone specialissime che ho incontrato qui, fino a portarmi a una sorta di sogno lucido dentro al mio passato e al mio presente, cancellando per un attimo tutto il mio futuro. Qualche volta c'è bisogno di vivere il "qui ed ora"...

2 commenti:

  1. Sono curiosissima di sapere !!! Attendo trepidante, le tue ultime righe sono a dir poco promettenti, che meraviglia !

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  2. ...grazie...cercherò di essere all'altezza!!

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