martedì 3 febbraio 2015

Ms. Macho

Quando ero piccola e facevo le elementari, le suorine dopo pranzo ci facevano giocare nel cortile della scuola, in quella che adesso si chiamerebbe animazione e che allora invece era la ricreazione
Ci si ricreava dalle ore di lezione del mattino, che potevano essere impegnative tra il dettato, il problema con quello là che comprava tre mele e ne mangiava due e la poesia da imparare a memoria, ma graziaddio si disegnava spesso, si scriveva il pensierino e si facevano le cornicette.

Quindi le suore, con un'insospettabile vena da G.O.da villaggio vacanze della prima ora, si davano un gran da fare per farci  ricreare grazie ai classici rialzo, moscacieca, unduettrè stella e via discorrendo,e soprattutto alla insostituibile palla avvelenata

Io ero una ragazzina un pelo bizarre, che detestava i giochi di squadra, abbastanza complessata  dalla mia discreta goffaggine, terrorizzata dall'idea di poter cadere, sbucciarmi in qualche punto del mio corpo e immancabilmente svenire. 
Quindi, quando tirava aria di giochi di squadra,cioè sempre, me la filavo senza parere, mi infrattavo da qualche parte e affondavo nella lettura di un Topolino, oppure corrompevo qualche altra bambina, costringendola a trasformarsi in ballerina di fila di un improbabile balletto di cui io ero l'implacabile coreografa, o mi inventavo di sana pianta giochi per pochissimi eletti. 
Da piu' grande, mostrando già un deciso penchant per le lingue straniere, insegnavo il dialetto friulano (che era la prima lingua della mia adorata nonna materna) a due povere disgraziate compagnette di origine siciliana, che seguivano le mie lezioni con un'espressione un po'cosi'.


Non sono mai stata una di quelle ragazzine maschiaccio che si scapicollano in bici, o giocano a pallavolo mentre vanno sui pattini a rotelle, e nemmeno una vamp precoce che racconta del suo fidanzato novenne mentre si dipinge le unghie a stelle e strisce. 
No, io ero un'intellettuale di sinistra che faceva alle suore domande tipo "Lei cosa ne pensa dell"aborto" o piu' docilmente  "cosa c'è dentro ai buchi neri" al solo scopo di scioccare la maestra (anche se devo ammettere che ho sempre subito una certa fascinazione per l'astrofisica: talento soffocato in culla, perchè non avendo mai imparato a fare le divisioni in colonna  - e in nessun'altro modo, d'altronde - l'ambito mi è sempre rimasto un tantino precluso. Potrebbero raccontarvi qualcosa le mie compagne di liceo circa le mie brillanti interrogazioni di trigonometria, analisi e altre robe astruse che in teoria potrei avere studiato, ma di cui credo di non aver mai capito nemmeno il significato del titolo del libro di testo. Qualcuna ride ancora). 

Tutte queste attività di gruppo mi facevano soffocare. Oltre al fatto di essere imbranata come un koala in tutte le attività motorie non danzerecce, l'idea di sottopormi ad una qualunque regola mi creava degli scompensi, mi dava la sensazione di essere chiusa in un piombo veneziano.


E'evidente che sono sempre stata inevitabilmente portata  all'andamento solitario. Un'attitudine  che mi accompagna da tutta la vita, compresi i giorni in cui, adolescente, scappavo dalla scuola di lingue a Brighton per andare a Londra per i fatti miei (gulp! a quindici anni in piena era skinhead), per culminare oggi nel ventennio di singletudine feroce, qua e la' interrotto da un po' di vita a due, che pero' dura sempre poco o pochino se non pochissimo, dato che dopo un po', come già sapete, tende a mancarmi l'aria. 
Come dicono le mie amiche piu'sagge e posate, sarà che non ho mai trovato Quello che si adatta alle mie esigenze; in ogni caso tutta questa cosiddetta indipendenza mi ha valso diversi premi di Donna Coraggiosa, Tripalle e Quadripalle, fino ad arrivare all'insinuazione introdotta da una collega galla e (forse) inconsapevolmente malefica di essere in realtà un maschio molto ben camuffato. Effettivamente devo ammettere  che l'esperienza di vita mi ha portato a trasformarmi da ragazzina dolce, timida e azzurrocchiuta in un'anima alquanto yang; pero',se guardate bene, il koala riccioluto timidissimo e desideroso di accettazione è ancora li', giuro. 
Basta mettermi in un gruppo di persone sconosciute per vederlo distintamente.

Le mie amiche piu' giovani mi adulano dicendo di voler diventare come me, 
che sono tosta e non dipendo da nessuno, ed io sono contenta di ispirare indipendenza e forza alle nuove generazioni. 
Non posso certo deluderle rivelando loro che in realtà sono una creatura eternamente ragazzina (nel profondo della mia anima. Dal di fuori, accidenti, ormai non si vede quasi piu', e questo complica abbastanza la faccenda) e che si', la libertà è bellissima ma tremendamente faticosa, e, soprattutto, è un po' come imbarcarsi per una traversata atlantica in solitaria. 
A volte, quando sono piu' vulnerabile, vorrei tanto essere  meno bisognosa di spazi, cedere a qualche compromesso e godermi un minimo di comodità - che ne so, essere portata in giro in macchina, avere qualcuno che mi aiuta con le borse pesanti,  mi stacca le tende evitandomi di fare la trapezista tutte le volte, mi protegge sotto la sua poderosa ala, mi dice "ci penso io" e lo fa per davvero, ride alle mie battute (se fanno ridere. Non sopporto gli adulatori), e soprattutto sopporta le mie molte paturnie.
Il problema è che in qualche vita precedente ero senza dubbio un maledetto macho, e in questa pago con gli interessi.

2 commenti:

  1. Il problema non sono le donne indipendenti, ma i veri maschi capaci di accettare una femmina autonoma che scarseggiano :)

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  2. Non so, Paola. In generale, pare che io spaventi gli uomini. Che poi non è vero, solo non so fare la gatta morta. Non so far finta di aver bisogno, non so condurre strategie di accerchiamento, non son brava a pompare l'ego dei maschi. Mi mancano i fondamentali, ecco

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