domenica 9 novembre 2014

Got a light, hunny?

Ho appuntamento alle 14, rito fisso ogni due mesi. 
So che non devo prevedere nulla nel pomeriggio, la seduta sarà lunga, sia perchè rifare il colore ha tempistiche estese, sia perchè da Catherine, la mia parrucchiera ch'ti, non si va solo per i capelli, ma per un rito socioculturale collettivo che sai quando comincia, ma non quando finirà.

Adoro questa donna: giovane,simpatica, allegra, ciarliera all'infinito. E' riuscita a far parlare persino me di tutti i fatti miei, io che da buona sabauda dal parrucchiere non dico una parola, mi limito a chiedere cortesemente il servizio che mi serve e morta li'. 
Persino con Luca, il mio storico pruchè torinese, ci abbiam messo anni prima di cominciare ad intrattenere un rapporto un po' meno che strettamente professionale. 
Io non sono una che ama raccontare i fatti suoi, ho bisogno di conoscere bene le persone con cui mi rapporto, sapere che realmente sono interessate a quello che gli rivelo, altrimenti perchè parlarne? E  poi ci sono le altre clienti, che invece spesso sono curiose come delle scimmie, ma di che cosa poi, non è che conduca una vita chissà quanto interessante. 
E' evidente che il parrucchiere, in generale, non è per me il posto giusto dove fare outing.
A Cat, invece, quasi da subito ho incominciato a raccontare le mie piccole disavventure galliche. 
Sarà perchè, da buona ch'ti, quindi francese del Nord - notoriamente piu' simpatici e aperti dei loro conterranei del Sud, che sono invece chiusissimi e per niente inclusivi ,un misto di piemontese e di ligure al cubo. Per ulteriori informazioni sugli ch'tis guardatevi la versione originale di Giu' al nord - mi ha sommersa di sorrisi e piccole buffe battute indagatorie. 

Lei,in realtà, è mezza Lilloise e mezza sarda, quindi, con la scusa dei geni italici in comune, abbiamo subito trovato un piccolo terreno comune di ciancia. 
In piu', è sposata con un omone andaluso che parla praticamente solo sivigliano, e nei momenti di panico da appuntamento accavallato, come ieri, fa pure gli shampoo. Per la cronaca, lui è ingegnere informatico, ma dato che lavora  al piano sopra al salone, cioè da casa, quando Cat si incasina, cosa che succede sempre, gli dà un colpo di telefono e con una tremenda vocina da gatta morta gli chiede se por favor puedes bajar por un pequenisimo ayudo. 

Stiamo quindi parlando di un milieu piuttosto latino, e decisamente piu' autentico di quello che si trova in genere da queste parti.
Cat lavora da sola in questo piccolo salone di periferia,non puo' permettersi un' apprendista e tanto meno una dipendente, quindi si giostra tra  vecchiette coi bigodini che si addormentano sotto il casco e poi si pettinano da sole, corpose signore africane che vogliono essere bionde e lisce, castane can-che-fugge che vogliono essere rosse, signori, bambine, mamme giovani e pazze assortite. 
Le bambine fanno i disegni con le matite colorate fornite dalla casa sul tavolinetto dei giornali, tra tipiche riviste gossippare da parrucchiere e Capital, 
e poi li appendono nel retro dove le fumatrici si infrattano a consumare il loro vizio.
Perchè si', questo è un salone come quelli che si vedono in certi film americani, dove si ciancia tutti insieme, si prende il caffè, si ride come dei pazzi, e le lingue straniere si sprecano. Ieri facevo da traduttrice - mentre ormai avevo in posa il colore da tipo due ore - ad una romena appena arrivata da Bologna che non voleva la frangia tagliata cosi' ma cosa'.
Cat, oltretutto, è bravissima tecnicamente - raro, a Nizza - onesta - rarissimo, dai parrucchieri di qui - e generosa - introvabile, in molte parti del mondo. 
Sono uscita alle 19 passate, ma come sempre non è stato un pomeriggio perso: oggi sono una fantastica rossa alla Gilda, come piace a me, ed anche una vamp molto rilassata e divertita, che è l'altro motivo fondamentale per il quale si va dal parrucchiere.

Au revoir Cat, la prossima volta ti porto la mozzarella di bufala che vorresti tanto assaggiare.

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