mercoledì 19 novembre 2014

Fred Flintstone è tornato

Lo sapete già, perchè ve l'ho raccontato piu' volte. 
La cosa piu' complicata da capire, per un emigrato all'estero, è la cultura del popolo che lo ospita ed il modo in cui la comunica.
E,secondo me, piu' l'emigrato in questione è stagionato d'età, piu' gli è difficile comprendere alcuni atteggiamenti. 
Ora, io invece di emigrare due anni e mezzo fa, avrei dovuto farlo almeno vent'anni prima, per evitare il doppio problema di essere realmente un po' vecchiotta  e di conseguenza un po' rigida nel cambiare i miei punti di vista, e allo stesso tempo una specie di adolescente perenne e fuori tempo massimo, sempre talmente fiduciosa nei suoi mezzi da credere che prima o poi tutto le si paleserà nella chiara evidenza dei comportamenti altrui.

Tutto 'sto pippone introduttivo per dirvi che, se già nuotavo in una serie di angosce esistenziali che mi si sono create stando qui in questo angolo di Gallia, leggere certe cose sull'allegato domenicale del giornale di punta della regione non è che mi abbia granchè rincuorato. 

L'articolo, apparso  domenica scorsa nella sezione dedicata alla psicologia, si riferisce alla bugie che si raccontano sul posto di lavoro per evitare problemi che potrebbero manifestarsi in riferimento al proprio privato. Quindi troviamo il  maestro di scuola che si preoccupa che la sua condizione di gay possa destabilizzare i bambini, il bipolare a cui lo psicologo ha consigliato di evitare di scrivere questa cosa nel curriculum,il panettiere analfabeta che si inventa ogni sorta di scusa per non scrivere niente fino al momento in cui almeno le bolle delle forniture prima o poi dovrà pur firmarle e via su questo genere di casi umani, oserei dire un tantinet limite.
Quello pero' che mi ha stesa è la testimonianza della sedicente direttrice finanziaria single e senza figli la quale, traduco e cito , "fino a trent'anni è stata ben contenta di essere molto gradita al datore di lavoro,[in qualità di dipendente che] non deve mai uscire prima per andare a prendere il bambino all'asilo" e che "si dimostra sempre disponibile". 
E fin qui, niente di nuovo sotto il sole. 
Ma poi la  tizia prosegue "...ma a 48 anni, quando hai un'equipe da gestire e delle responsabilità, questa condizione diventa sospetta. Se vai in crisi su un dossier, già mi sembra di sentire il sussurro "Lasciala stare, è una vecchia zitella che vive col suo gatto"(sic).
Mi sento chiamata in causa. Ehi, dici a me?? Qual è il problema? Il mio gatto sa essere molto piu' affettuoso di diversi fidanzati che ho avuto.  
E poi, l'apoteosi "...il mio direttore mi ha fatto capire molto chiaramente che una donna sola ad un pranzo di gala,non rinvia certo un'immagine molto positiva dell'azienda. Ecco perchè mi sono inventata una vita amorosa.(...),da quel momento mi lasciano in pace...i colleghi mi fanno domande sui miei interessi, e finalmente possiamo parlare d'altro che non dell'ultimo sito di incontri, o dei miei blocchi psicologici". ("Ce que je cache au boulot" su Version Femina,allegato a Nice Matin del 16.11.2014)
Sogno o son desta??
Ammettendo senza concedere che cio' che sto leggendo sia una vera inchiesta e non un'invenzione qualunque fatta solo per riempire due pagine,qui ne ho per tutti.  
Per la tipa, che è talmente deficiente da vergognarsi di essere sola : probabilmente non si è ben resa conto che per sopravvivere alla singletudine, soprattutto a quest'età, ci vogliono due cosiddetti grossi come bocce da bowling - e non solo perchè non hai un uomo. Mi riferisco a  diversi aspetti pratici, dal ripararsi le cose da sola, al far quadrare il proprio bilancio fino al farsi rispettare, cosa che, come appare piuttosto chiaro, non è affatto scontato.
Per il direttore della tipa, che se avesse mai provato a dire a me una roba del genere difficilmente sarebbe sopravvissuto al mare di fischi che ne sarebbe seguito. 
Al redattore di Version Femina, che nello scrivere quest'articolo corredato da una casistica quantomeno assurda, dimostra una botta di machismo, di retorica di provincia del millennio scorso e di ignoranza, che manco il cavernicolo che tira la donna per i capelli. 
L'unico che si salva è il cosiddetto psicologo che riassume i dati e ritiene che la signora direttrice abbia un problemino di autostima che forse andrebbe risolto.

Ma davvero ci sono ancora donne - e proprio in questo paese, la culla del femminismo piu' radicale - che si preoccupano di non essersi incasellate nei due grandi stereotipi femminili? Che si giustificano per non avere ottemperato al loro cosiddetto ruolo principale? Davvero, ancora oggi, se non sei madre o almeno moglie per qualcuno non vali niente? 
Veramente, per essere credibile devo essere "normalizzata" per non essere percepita come una strana,una povera sfigata, una mina vagante,un pericolo per uomini e donne
Che depressione. Dal posto dal quale provengo, mai mi sono sentita fuori posto per non essere "come le altre". Sarà perchè come me ce ne sono moltissime,là nella fredda Sabaudia, che percorrono questa difficile strada, senza astio verso gli uomini e senza invidia verso le mamme, concedendosi anche la possibilità di cambiare status.
Qui,al sole e al mare, l'atteggiamento,ahimé, mi sembra diverso. 
Apprezzerei davvero qualunque tentativo autoctono di farmi ricredere, magari sono solo in pre-menopausa...

Nessun commento:

Posta un commento