giovedì 18 luglio 2013

Sisifo and me

Ok. Sono tornata a camminare sulla ruota del criceto per circa un anno, ho respirato aria di cosiddetta "normalità", mi sono tolta qualche (minuscolo) sfizio tipo comprarmi il bagnoschiuma alla lavanda della Weleda che costa 
un botto o un paio di sandali da cento euro (abominio! erano anni che non spendevo così tanto per un paio di scarpe). 
Adesso, però,dato che il karma non è acqua, il pochissimo che mi sembrava di avere acquisito mi ricade in testa: devo pagare le tasse sulla mia lussuosa dimora in Italia, devo pagare le tasse sul mio principesco stipendio in Francia, devo pagare il conguaglio dell'energia elettrica - qua si paga a piccole rate per 12 mesi, diciamo la metà, poi ti saccagnano con un unico pagamento finale: io sono iperrisparmiosa e udite udite, me la cavo con circa 600 euro.
E' la prima volta che mi vien da ringraziare il nucleare.


In più,come sapete già, l'azienda per la quale lavoro sta fallendo in Italia con conseguente chiusura delle filiali all'estero, e via di nuovo alla ricerca del Graal, cioè di un cavolo di lavoro mediamente pagato,che tenga conto del fatto che sono poi soltanto più di vent'anni che sono in pista, e,giusto per aggiungere un po' di verve a questa noia,a sentire i Galli che mi concedono graziosamente un colloquio, il mio francese non è perfetto,diciamo da Académie Française, così da rendere il tutto ancora un po' più complicato. Naturalmente il tutto avviene senza il minimo sentimento di umanità, un po' come quando ti cade quel  brutto soprammobile regalato anni fa della zia Pinuccia.

Apro una piccola parentesi di sfogo liberatorio (mi scusino i tanti amici Galli simpatici e carini, ma oggi mi sento così) : non è la prima volta che lamento l'ottusità e l'arroganza dei nostri cugini transalpini, dai quali disconosco completamente l'eventuale parentela. Io non sono cugina di nessun Francese. Non sono così poco aperta, egocentrica,maledettamente protezionista. Non ho paura del diverso, della donna,del(la) single, del senza figli, dello straniero. Non sono così rigida, provinciale, terrificata dal dover eventualmente dividere un pezzetto del mio benessere. Chiusa parentesi, mi sento leggerissimamente meglio.

Tutto questo per dirvi che, nonostante sia stata un po' distratta dai tanti cambiamenti radicali della mia vita, alla fine son tornata lì. 
Questa cosa che devo guadagnare tanto lavorando tanto ingoiando tanto per vivere sempre sull'orlo dell'incubo della fine del mese, non funziona. 
NON FUNZIONA.
In questo preciso momento vorrei avere un seggiolino eiettore che mi spara fuori da questo sistema di società,ma dato che nessuno se l'è ancora inventato, devo disegnarmelo io. Io e solo io. Poi, lungo la strada,so che troverò -e ho già trovato,graziaddio - tante persone come me, ma la carriola sul quale trasportarmi devo costruirmela da sola e anche portarmela,da sola. Come fare nel meno adatto dei posti, come è quest'angolo di Francia, è un quiz che le circostanze simpaticamente riservano a me.

Imperciocchè,pur avendo momentaneamente smarrito quella che per me è e deve essere  la retta via che conduce alla piccola e nascosta porticina di uscita dall'ingranaggio, da adesso in avanti il tracciare quella strada sarà forzosamente soggetto di studio serio,serissimo, approfondito, con mappe e bussole alla mano. Secondo un punto di vista interessante della fisica quantistica, le cose cambiano forma cambiando il modo di guardarle e,citando qualcuno che di uscite se ne intende,i sogni vanno preparati per essere realizzati.
Questo non è un sogno. Al momento è poco meno di un maledetto incubo, ma saprò farlo tornare quello che era solo poco fa:  un liberatorio progetto di vita. 
Non chiedetemi come, troverò il modo a costo di chiudermi in una capanna sudatoria per avere una visione (accetto dritte e consigli,però).

2 commenti:

  1. Cara, bella, stupenda Rapanello... chè mi ricordo ancora il tuo bel sorriso e gli occhi pieni di vita che solo persone belle dentro hanno... non posso dirti molto, non ho nulla da aggiungere al ritratto semiserio che hai già fatto tu. Conosco bene, quasi perfettamente le dinamiche e onestamente c'è poco da fare, secondo me...Farci il callo, non prenderla sul personale, rimboccarsi le maniche e lasciarsi indietro la sensazione di non averne voglia, ancora, di ricominciare da capo.Che a 20 è un'avventura, a 30 è una sfida, a 40 una destinazione ma oltre diventa solo una stancante corsa ad un po' di pace.Ma non c'è scelta caro Rapanello, si ringrazia Iddio per la salute, chè senza quella siamo davvero fritte, e si va avanti. Poi succede che un giorno, uguale uguale ad un altro una telefonata, una chiacchiera, un messaggio e si sistema di nuovo la vita.Speriamo.Io ci sono e faccio il tifo per te...se posso fare qualsiasi cosa, fai un fischio !

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    1. Carissima Patty, io e e te ne abbiamo già parlato e riparlato...l'unica cosa che mi spaventa davvero è che ogni anno che passa sento sempre più l'urgenza del cambiamento, ma anche meno la forza,la determinazione, la voglia di sentirsi sempre positivi e combattivi, che se ti lasci prendere dallo sconforto, addio, è finito...la corrente ti porta via.Come sai, io combatto spesso da sola, tipo unno con l'elmetto col chiodo in testa. Ma che fatica,sempre più spesso.Vivaddio ho intorno persone come te, e questo è già un beneficio immenso per cui ringraziare instancabilmentel'Universo

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