Quando ero piccola e facevo le elementari, le suorine dopo pranzo ci facevano giocare nel cortile della scuola, in quella che adesso si chiamerebbe animazione e che allora invece era la ricreazione.
Ci si ricreava dalle ore di lezione del mattino, che potevano essere impegnative tra il dettato, il problema con quello là che comprava tre mele e ne mangiava due e la poesia da imparare a memoria, ma graziaddio si disegnava spesso, si scriveva il pensierino e si facevano le cornicette.
Quindi le suore, con un'insospettabile vena da G.O.da villaggio vacanze della prima ora, si davano un gran da fare per farci ricreare grazie ai classici rialzo, moscacieca, unduettrè stella e via discorrendo,e soprattutto alla insostituibile palla avvelenata.
Io ero una ragazzina un pelo bizarre, che detestava i giochi di squadra, abbastanza complessata dalla mia discreta goffaggine, terrorizzata dall'idea di poter cadere, sbucciarmi in qualche punto del mio corpo e immancabilmente svenire.
Quindi, quando tirava aria di giochi di squadra,cioè sempre, me la filavo senza parere, mi infrattavo da qualche parte e affondavo nella lettura di un Topolino, oppure corrompevo qualche altra bambina, costringendola a trasformarsi in ballerina di fila di un improbabile balletto di cui io ero l'implacabile coreografa, o mi inventavo di sana pianta giochi per pochissimi eletti.
Da piu' grande, mostrando già un deciso penchant per le lingue straniere, insegnavo il dialetto friulano (che era la prima lingua della mia adorata nonna materna) a due povere disgraziate compagnette di origine siciliana, che seguivano le mie lezioni con un'espressione un po'cosi'.
Ci si ricreava dalle ore di lezione del mattino, che potevano essere impegnative tra il dettato, il problema con quello là che comprava tre mele e ne mangiava due e la poesia da imparare a memoria, ma graziaddio si disegnava spesso, si scriveva il pensierino e si facevano le cornicette.

Io ero una ragazzina un pelo bizarre, che detestava i giochi di squadra, abbastanza complessata dalla mia discreta goffaggine, terrorizzata dall'idea di poter cadere, sbucciarmi in qualche punto del mio corpo e immancabilmente svenire.
Quindi, quando tirava aria di giochi di squadra,cioè sempre, me la filavo senza parere, mi infrattavo da qualche parte e affondavo nella lettura di un Topolino, oppure corrompevo qualche altra bambina, costringendola a trasformarsi in ballerina di fila di un improbabile balletto di cui io ero l'implacabile coreografa, o mi inventavo di sana pianta giochi per pochissimi eletti.
Da piu' grande, mostrando già un deciso penchant per le lingue straniere, insegnavo il dialetto friulano (che era la prima lingua della mia adorata nonna materna) a due povere disgraziate compagnette di origine siciliana, che seguivano le mie lezioni con un'espressione un po'cosi'.