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domenica 8 giugno 2014

L'invasione degli ultracorpi

Un brutto ceffo. 
Flaccido, sporco, sciatto,volgare, senza nessun rispetto per le regole sociali.  Non si lava, non si cambia d'abito, dorme vestito, si toglie la dentiera mentre mangia.
Nessun rispetto per il prossimo, completamente concentrato su stesso. Si chiama Zheimer, Al Zheimer.
Più gli si spiega, meno si adatta.  
Sfida la pazienza con l'arroganza, risponde a schiaffi alla gentilezza, e poi ti spiazza con un bacio pieno d'affetto. Impossibile volergli bene, comunque, impossibile capire o comunicare. 
Ti guarda con quegli occhi a volte completamente vuoti, più spesso carichi di rancore, sempre più raramente con profondità e amore. Al Zheimer è il conquilino di mia mamma, nel senso che abita mia madre. La infesta. E non esiste diserbante, prete esorcista, autorità di qualunque tipo che tenga. La tiene prigioniera,la svuota, la rende un'aliena minacciosa come in certi film di brutta fantascienza, e si manifesta in discorsi assurdi, senza soggetto, senza nomi e pronomi, senza legame con qualsiasi cosa. La immobilizza in sguardi vuoti e astiosi, in ragionamenti senza ragione, in cattiverie figlie di un passato reale o presunto.

Mi chiedo quanto tempo gli ci vorrà prima di compiere la sua opera e spegnere tutti gli interruttori che rendono una persona un essere umano e non un melone o un'abat-jour. 
Per adesso ha fatto un po' più di metà del lavoro, e così delle volte la mamma fa capolino, e puo' essere dolce e sorridente oppure autoritaria e ingiusta, esattamente come è lei. 
Ma almeno so chi è, e mi permette reazioni relativamente adeguate.
Quando invece è Al che parla, è un quotidiano di gesti ripetuti all'infinito, di silenzi infiniti e vuoti, di crisi d'ansia e di pianto paralizzanti. Notti che diventano giorno e giorni che diventano notte. Un'astronauta sparata in una navicella spaziale, direzione galassie esterne senza navigatore né piani di volo.
Inutile parlare tre o quattro lingue, quella lì non te la insegna nessuno.
La pazienza è un lusso necessario, ma Al è pure un assassino seriale che si porta via anche coloro che cercano di aiutare e stare vicino a quel corpo mezzo vuoto e mezzo pieno.
Brutta e triste cosa, non poter immaginare un futuro, nemmeno minimo, proprio per chi ti ha messo al mondo.

domenica 25 maggio 2014

Come in, we're open

Questa è una cosa che mi lascia perplessa, ma contemporaneamente mi fa davvero molto piacere.

Un sacco di gente legge il Rapanello dagli USA! Ma perchè? 
Nel senso: cosa vi incuriosisce, amici yankees? Il fatto che un'italiana viva in Francia? Che abiti sulla French Riviera? Che sproloqui di qualsiasi cosa le frulli per la testa? 
Non lo so, ma mi piace un sacco: ho avuto l'opportunità di avere relazioni strette con qualche autoctono, e mi ha sempre incuriosito la totale differenza di cultura e pensiero tra gli Europei e gli Americani - o perlomeno, tra me e loro - nonostante si appartenga alla stessa metà di mondo diciamo civilizzato.

Ricordo sempre con divertimento la spesa settimanale con un fidanzato made in Indianapolis che avevo un po' di anni fa: 48 rotoli di carta igienica, 24 bottiglie di Sprite, 12 litri di latte, la ricerca senza esito dello sciroppo d'acero "noi- italiani-NON- usiamo-lo-sciroppo-d'acerooooooo " e varie altre amenità, come il suo sconcerto nel dover guidare una Ford lunga meno di sei metri (aveva comprato una vecchia Fiesta), fare ottanta chilometri di tragitto andata e ritorno per andare al lavoro la normale amministrazione e via così.

Datemi segni di vita, my friends. 
Ditemi cosa vi incuriosisce, che avere l'opportunità di giocare alla superstylish e colta Europea nello spiegarvi la differenza tra il Gotico e il Romanico di una cattedrale francese è stata un'esperienza impagabile.

martedì 22 aprile 2014

Sei mesi in Tibet

Dal 31 ottobre al 30 aprile ci sono giusti giusti sei mesi. 

Disoccupazione, oh cara. 
Mi sei capitata tra capo e collo, senza nessuna spalla su cui piangere, in un paese che non è il mio, in palese difficoltà di inserimento culturale - per inciso, se decidete di emigrare, fatelo prima dei 35 anni o per amore dei vostri bambini. Si è più vergini mentalmente, meno attaccati alle abitudini, meno lamentosi, meno ipercritici.

Ma voilà!! guarda che mi tocca vedere. Come forse vi ho già detto, quaggiù se perdete il lavoro vi aiutano, non vi tengono la testa sotto l'acqua mentre affogate, non vi soffocano col vostro cuscino nel sonno. Potete pure concedervi il lusso, come peraltro i Galli fanno senza suggerimento, di aspettare ad accettare una proposta anzichè l'altra, potete scegliere (non ci posso credere) di non partecipare a un colloquio perchè conoscete l'offerta a priori e non vi sembra vantaggiosa. Già, perchè di colloqui qua ne fate più d'uno in sei mesi, se davvero cercate lavoro. Nessuno vi chiede quanti anni avete e se avete figli. Qui tutti hanno figli, e anzi sono io la vera eccentrica, dato che non ho partecipato al ripopolamento del pianeta.
I Galli riescono pure a lamentarsi perchè non prendono la disoccupazione pari al cento per cento del loro stipendio, ma solo di circa due terzi. Ho provato a proporre a qualcuno di loro un piccolo stage di vita pratica nel Paese dei poeti, dei santi e dei navigatori, ma nessuno ha colto l'ironia.

sabato 1 marzo 2014

Tra genio e follia

Ammettiamolo, dai.

Monsieur Goude, lui sì che è geniale.
Non siamo tutti geni creativi, commentatori politici brillanti, artisti innovatori, scrittori evocativi.
E'impossibile che ognuno di noi nasconda un'incredibile complessità di pensiero, che tutti possiamo dare una svolta originale e vincente alla nostra vita,e che tutti troviamo il sacro graal della genialata che renderà la nostra esistenza bella, totalmente degna di essere vissuta, interessante,profonda, e anche lucrativa. Perchè è a quello che il trend generale ci spinge: scrivere il bestseller di successo, aprire l'attività più figa mai vista, diventare lo stilista,il fotografo,il pittore,il grafico, il blogger,l'imprenditore,lo sciatore, il mangiatore di fuoco più strepitoso e ispirante mai visto. 

lunedì 3 febbraio 2014

Ad uso e consumo


Esempio meraviglioso di downshifting gallico, in una delle valli alpine più belle e meno commerciali che abbia mai visto, il Queyras appunto, che si trova tra il Mercantour e la Valle di Briançon, quindi a metà tra la mia vita passata e quella presente.
Non ricordo il nome del paese dove ho fatto questa foto nel 2010, ma si trattava senza dubbio di un posto piccino, silenzioso, in mezzo a una foresta di pini verdissimi e di prati alla Heidi.

Non un'autostrada,non un centro commerciale,non una cabinovia o un palazzone in stile baita di dieci piani. 
"Tout le monde n'est pas pret à supporter": è meraviglioso constatare direttamente che davvero non tutti sono pronti a sopportare una babele di turismo e snowboarder sia pure pronti a spendere e anche tanto...sembra assurdo, visto da qui. 

Ma per fortuna questa mentalità esiste,spinge e fa sempre più vittime felici. Ce la farò anch'io, prima o dopo.
Meglio prima. Persino qui.

mercoledì 29 gennaio 2014

Una barca nel prato

Parlo, ma non esprimo.
Faccio le facce, ma non passa il significato.
Alle mie domande, ben che vada, mi si risponde qualcosa che non intendevo.
Le mie risposte, dovrebbero essere altre.
Benvenuti nel Paese della Totale Incomunicabilità. 
Almeno al lavoro.
Meglio precisare: alla ricerca del Lavoro Perduto.
Sono un venditore, di provenienza Italica, quindi leggermente sospetta, che partecipa a svariati colloqui: cos'è tutto questo sorridere, gesticolare (ricordo che sono nata in Sabaudia,quindi capirai), raccontare con dovizia di particolari, per di più ridendo, o con ironia, cos'è tutta 'sta caciara, insomma?? Che poi, per carità, les italiens, j'adore...sissì, ma intanto mi guardate come se avessi dimenticato la camicia di forza a casa, avessi bevuto una Red Bull di troppo, c'avessi delle MDMA in tasca.

venerdì 20 dicembre 2013

Viaggio a ritroso

I tre amici che ho su Faccialibro forse avranno visto uno stato dove ammetto di essere crollata emotivamente alla vista della vecchia casa dei miei nonni tramite Google Maps. 

Non so da dove mi sia arrivata quest'idea peregrina, forse dalla foto in seppia  dalla quale ogni giorno mi guarda la mia giovane nonna, per l'occasione allegramente in posa in compagnia della sua mamma - cioè la mia bisnonna  - sedute su un carro per il trasporto da fieno proprio davanti alla scala che conduceva al fienile. Credo sia una foto dei primi anni Sessanta,quando la provincia di Udine era ancora completamente agreste,non c'era un tubo da fare se non i contadini, e di conseguenza menare una vita relativamente grama. Nulla a che vedere evidentemente con la situazione ben più pesante degli anni precedenti: guerre varie,scorribande di militari in fuga, partigiani di tre paesi diversi - i nonni vivevano a un tiro di schioppo,letteralmente,dal confine con l'Austria e da quello che oggi ci porta in Slovenia.